Sultana – “La Fatale”

Ci s’innamora, a volte, di persone lontane mille miglia da quelli che abitualmente consideriamo i nostri modelli ideali. Capita sempre la bionda da perdere la testa a chi di solito ama le more, capita l’intellettuale alla tizia sportiva, a quella casa e chiesa il maledetto scapestrato. A noi, che siamo inclini di sovente alla pulizia senza filtri di stampo tedesco, è capitata la Sultana… Nebulosa, crepuscolare, seducente strega di parole sussurrate a mezza voce; opulenta e asciutta, allo stesso tempo invitante, succulenta e austera… Incarna un Belgio rustico, ma distinto, la complessità delle alte fermentazioni che incontra la secchezza che tanto ricerchiamo (sarà per questo suo parlare in tono perentorio, quasi di comando, che la amiamo?), il rapporto di interdipendenza in cui il piacere cammina sempre sul fil di lama del proibito.

 

Estratto originale: 14,9°Plato

Grado alcolico: 5,8% in volume.

Colore: Giallo paglierino intenso, abbondante e persistente schiuma candida

 

Dalla ricca corona di schiuma, dai merletti che lascia sull’orlo del bicchiere sin dalla prima bevuta, si sprigiona una frizzantezza vivace di spezie. Pepe nero, coriandolo, agrume provocano con ironia il bevitore che vi si confronti; gratificandolo con una beverinità che sembra contraddire il gusto pieno della boccata; un trionfo di pesca, albicocca, mela cotogna, frumento, fiore giallo. Conclusa da una perentoria secchezza, la sua è una ricchezza che non stanca: le arti magiche della Sultana sanno appagare ma solo per poco, per costringerci a non stancarci, supplicandoci di non andare – Sultana Circe, Sultana amata, dolcezza crudele... Ritorno da te!

 

Disponibile solo in fusto. Bere fresca!

Bere quando si è in vena di struggimenti leopardiani, in occasione di amori incomprensibili, quando cadono le eclissi, o durante prime sere d’inizio estate quando ancora il vento fresco fa a pugni con le cicale. S’intona molto bene alla campagna toscana o fiamminga, allo scirocco su scogliere bianche, in termini di cibo a pesci di una certa grassezza (salmone poché in testa), a brasati di carne come la carbonnade flamande, a picnic galanti in cui il cibo dovrà cedere il passo a un’ebbrezza salina e fulminante.




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