La Filosofia

Quando si parla di birra, la nostra idea è semplice: vogliamo che quella che produciamo sia libera, pulita, buona da bere e che arrivi al tuo bicchiere in condizioni perfette.

La vogliamo libera perché non crediamo nei condizionamenti del mercato, nelle mode fini a sé stesse, nei manierismi.

La vogliamo pulita perché sappiamo che quando è fatta a dovere, non ha alcun bisogno di stabilizzanti, enzimi, flocculanti o altro. Abbiamo imparato, in tanti anni, che una birra fatta bene non richiede ‘correzioni’: quando tutto nel corso del processo produttivo è disposto a dovere e controllato, ed ogni dettaglio potenzialmente influente monitorato in modo scientifico così da poterne conoscere gli effetti sull’evoluzione del prodotto, allora la natura fa il suo corso senza giocare brutti scherzi. Per questo siamo alchimisti: adoperiamo strumentazioni sofisticatissime per osservare cosa accade in natura. Cavalchiamo i fenomeni naturali e ne prevediamo il comportamento per pervenire al risultato che abbiamo immaginato, non già forzando l’accadere spontaneo delle cose con procedimenti violenti (stabilizzazioni, pastorizzazioni, centrifughe) ma assecondandone l’andamento in modo flessibile e rispettoso.

Vogliamo che la nostra birra sia buona da bere perché non è un oggetto da museo, ed il suo valore è pari solo al piacere che scaturisce consumandola. Deve essere buona perché ci piace che la birra unisca le persone, ci piacciono la convivialità, i brindisi e le risate; ma anche le bevute meditative e i lunghi sorsi spesi ad esplorare le complessità dentro a un bicchiere.

Vogliamo che arrivi perfetta a te perché per noi è importante che tu possa assaggiare ogni cotta che esce dagli impianti al meglio, esattamente come l’abbiamo pensata e realizzata; perché la tua passione è anche la nostra, e sappiamo che a volte un buon bicchiere vale davvero più di mille parole.

Dice Agostino, mastro birraio e fondatore:

“Vista la mia formazione tecnico/scientifica e la mia, diciamolo pure, naturale puntigliosità, per me produrre birra significa conoscere il maggior numero possibili di variabili influenzanti il processo ed averne possibilmente il controllo.
Questi ultimi diciotto anni di onorata professione non hanno fatto che confortarmi in questa visione: sono i mille “banali” particolari a fare la differenza nella produzione della birra cosi come, per esempio, nella cucina artigianale.

Certo è importante scegliere le materie prime e il tipo di miscela, il lievito, l’arieggiamento giusto per il mosto, le temperature di fermentazione e di maturazione e infine la bottiglia o l’imbottigliatrice, tutti argomenti tutt’altro che semplici, ma è ancora più determinante, se puntiamo alla costanza del prodotto, l’esattezza con la quale riproduciamo ad ogni volta le produzioni, la quale è resa possibile solo dalla puntuale e sistematica registrazione di più dati possibile.

Controllando in maniera oggettiva il prodotto finito, cioè degustando in gruppo di persone formate, sapremo che effetti hanno avuto le nostre azioni e i cambiamenti voluti o incidentali nel processo. Il fondamentale fattore che permette di applicare contromosse necessarie alla ricerca di un miglioramento è costituito dalle conoscenze tecniche del birraio e/o del team produttivo. Studio, applicazione e ricerca mi sembrano il primo importante corredo da portare come birraio.”