La Nostra Storia

“Quando andavo alla scuola elementare, io e Mike, un mio amico olandese, decidemmo di provare a fare il vino e la birra. In casa mia la birra era pressoché sconosciuta e mio padre, come molti altri a quel tempo e ancor’oggi, batteva l’oltrepò pavese o piacentino alla ricerca di preziose damigiane di vino. Quindi, probabilmente proprio a Mike si deve la mia prima cotta, la folgorazione e la mia iniziazione alle gioie di Cerere e Dioniso. Non ricordo la ricetta, certo incompleta e sommaria, ma ogni tanto mi torna nel naso, scuotendomi ben bene nel profondo, il profumo del luppolo in infusione a freddo (un dry hopping primordiale) che avevamo usato. Come birraio e appassionato di birra ancora ricerco, non senza una punta di mania, quel profumo.” – Agostino Arioli.

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IN PRINCIPIO era un sogno. Un sogno latente, quello di Agostino, che non sapeva fare la birra ma già la desiderava. Un sogno fatto di birrerie ante litteram nate in paesi insospettabili della provincia Como, in cui nei primi anni ’80 giravano chicche, Bulldog, Martins Pale Ale, Courage Bitter, George Killian’s che nutrivano le scorpacciate di cricche di giovani.

La prima cotta è fatta nei giorni dell’Università con orzo biologico maltato in casa, lievito del pane e una damigiana. Il risultato fa paura (nel senso che verrebbe da fuggir via!). Ne segue una seconda, poi una terza, e poi un’altra finché il padre di Ago non riesce a metterlo in contatto con Gianni Pasa, pioniere della birra italiana, diplomato Bräumeister in Germania ed in forze alla SIB di Aosta. I suoi insegnamenti diventano oro per Agostino e Mario, amico e compagno, fino a quel momento, soltanto di sventure. Nascono le prime birre vere… Birre da bere! Birre perfezionate con la pratica industriale presso la Von Wunster di Comun Nuovo (BG), con la stesura di una tesi sperimentale alla Poretti di Induno Olona, birre che si avvalgono dei consigli di maestri come Lorenzo Pilotto e il prof. Gaspare Volonterio, che migliorano attraverso i viaggi, zaino in spalla, a Marghera per caricare i malti, in Germania in giro per stabilimenti a fare pratica, e in Canada, finalmente, dove si fa spazio l’ossessione del brewpub.

Brewpub che nasce effettivamente, a Lurago Marinone il 3 Aprile del 1996, primo in Lombardia e tra i primissimi in Italia; con una sala cottura da 200 litri realizzata su misura dalla OMAP di Sabbioneta, ed in programma la produzione di due birre ‘capostipite’ – Tipopils e Rossoscura.

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IL PRIMO ANNO passa a rilento, Ago e Stefano, suo fratello e socio tra gli undici della Nuovo Birrificio Italiano srl., lo trascorrono tra una cotta e l’altra, a sbirciare la strada nella speranza che arrivi un qualche cliente… Speranza vana, il più delle volte.
La birra non piace agli amanti della dorata ghiacchiata: è calda, sgasata, fa un sacco di schiuma e per di più per averla passano dieci minuti quasi, eh.

Non ci sono i colossali alambicchi delle produzioni industriali: lo scetticismo del pubblico oscilla tra il “ma non è vero che ci fate la birra, qui!” ed il “ma questo è il forno per la pizza?” riferito alla caldaia di miscelazione; con picchi pindarici ai limiti del credibile (un anziano signore del paese arrivò in Birrificio con l’aria di quello che aveva scoperto la magagna: “eh, ma lo so, lo so io cosa fate! Non me le bevo mai le vostre birre! Ché lo so che ci mettete dentro l’acqua!”)…

Ma qualche tempo dopo, tramite Flavia Nasini dello storico beer shop “A tutta birra” di Milano, arriva la svolta: i contatti con Kuaska e con la birra belga, l’incontro con altri pionieri dell’artigianale (Enrico Borio, Teo Musso, Davide Sangiorgi, Guido Taraschi, Stefano Sausa…), la nascita di Unionbirra, presto diventata Unionbirrai. Si fa sistema, si comincia a parlare di birra artigianale in Italia.

E qualche tempo dopo, nonostante gravi crisi finanziarie, cinghie tirate, soci che abbandonano la nave, arrivano le soddisfazioni: chi arriva al pub non chiede più una bionda ma una Tipopils, si siede e aspetta molto volentieri la sua birra sgasata, torbida e calda. Vittoria!

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TIPOPILS VA a gonfie vele, Rossoscura si estingue; soppiantata – è la legge del più forte – da una nuova, potentissima specie: nasce la Bibock. Arriva poi la Amber Shock, sulla base della prima ricetta casalinga di Ago e Mario, arrivano la Negra, la Prima e la Cassissona; nata da una lunga sperimentazione su lieviti da champagne e utilizzo della frutta. Nel ’99 è il turno della VuDù, Weizen Dunkel ispirata da un grande birrificio del Baden Württemberg, ed insieme arriva Mao – Maurizio Folli, fino ad allora cliente ‘storico’ del pub, da quel momento in avanti colonna della produzione. Insieme a lui giravano in quei giorni tra il bancone e le spine di Lurago Beppe e Roberto, i futuri BiDù; così come Danko, Giampa e Fabio (Lambrate)… Il nome cresce, la birra viaggia anche fuori dai confini nazionali, nel 2000 la sala cottura cresce fino ad ospitare i 700 litri. Entra in squadra Giulio Marini, il ‘Prof’, Agostino si occupa con Mao soltanto della produzione, Stefano del pub… C’è fermento. Sempre nel 2000 nascono la Fleurette, generata dal desiderio di leggerezza e dall’amore per Katia, e la Sciresona – la futura Scires – uno strano “intruglio” alle ciliegie selvatiche, una birra di fattoria stupefacente, mutevole e perenne.
In seguito alla prima visita al Great British Beer Festival torna un’impetuosa voglia di Inghilterra: nasce Cinnamon Bitter, diventata appuntamento fisso di Gennaio per i nostri clienti.

Nell’Ottobre del 2005 la crescita ci gioca un brutto scherzo: in seguito all’ampliamento della sala cottura ad una capacità di 20 ettolitri, le nostre birre accusano il colpo con una serie di problemi qualitativi… Che affrontiamo con spirito scientifico come spunto di crescita, imparando a conoscere più da vicino l’evoluzione di ciò che creiamo, a prevederne l’evoluzione, a creare le condizioni ideali perché il processo alchemico possa compiersi nella maniera più naturale e perfetta possibile. È il salto di qualità più grande mai compiuto – per ora – da Birrificio Italiano; che porta le nostre birre ad essere ciò che sono: buone da bere, sincere e sufficientemente costanti da tenere chiunque legato a loro… Con poche possibilità di fuggire!