La trasformista venuta dal freddo… E il suo grande ritorno! LA POLOCK time!

Siete pronti? Torna La Polock, la nostra grodziskie creata insieme ai ragazzi di Le Trou du Diable, che circa 18 mesi fa cominciò un’epopea evolutiva che avrebbe distrutto la vostra sete e stuzzicato i vostri sensi.

Trasformista e camaleontica, ha bruciato le tappe manifestandosi in diverse incarnazioni fino ad essere scolata tutta, fino al fondo dell’ultimo fusto.

La Polock Tap Badge copy

Le origini: Agostino, André Trudel e Isaac Tremblay di Le Trou du Diable si conobbero nel 2008 a Denver, in occasione della World Beer Cup: l’amicizia nacque immediatamente. Le Trou du Diable è – come direbbero oltreoceano – un birrificio award winning che sta riscuotendo grande successo in tutto il mondo con creazioni di grande personalità, non ultima la recente pils La Pitoune.

 

Agosto 2014: Arrivano in visita dal Quebec all’Officina Alchemica Andrè Trudel di Le Trou du Diable e suo padre. La voglia di inventarsi qualcosa insieme, da bere nella lunga estate italiana, che sia dissetante e leggera è forte. Nasce così un’invenzione ispirata alle antiche grodziskie/grätzer polacche: 100% malto di frumento affumicato, filtrazione attraverso chips di rovere e una manciata di luppoli Tettnanger in fiore che scivola nel tino a fine bollitura… Il risultato è piacevole perfino più del previsto: beverina all’inverosimile, colorata dalla leggera acidità e dai toni tipici del frumento, conditi a loro volta da un erbaceo delicato e legati insieme da un esile filo di fumo. Se ne beve a secchi, ogni volta che si può. Il suo nome completo è La Polock świeże, con la prima parte del nome a simboleggiare il nomignolo usato per identificare le comunità polacche in Canada, e la seconda (che si pronuncia pressappoco “svuiejia”) traduzione del termine “fresca” in lingua polacca.

 

2014 – 2015: L’Officina Alchemica ha stanze nascoste e segrete in cui si sperimenta con legni e botti, e La Polock è il nutrimento perfetto per lo spirito di scienziato/stregone di Agostino: parti consistenti dell’unico lotto esistente di Polock vengono lasciati a riposare in barrique di diverso tipo e provenienza, osservati, blendati tra loro.

Nasce così nel tempo una serie di Polock diversissime tra loro, alcune selvatiche e affinate con brettanomyces, altre affilate dall’attività dei batteri lattici, combinate insieme in quella che si chiamò La Polock Sour. In una botte aspettava il suo momento la Polock Lamponi, in cui l’acidità naturale del frutto si miscelava alla flora presente nelle barrique per dare vita a una creazione folle, elegante e dinamitarda amichevolmente conosciuta come Furia Rossa: di un rosso rubino vivace e seducentemente limpido, si connotava per ricordi di affumicatura molto attenuati intrecciati intimamente al gusto intenso del frutto di bosco; l’erbaceo dei luppoli un’eco lontana ma presente a cui facevano coro note mefistofeliche, sulfuree, e di cantina. Chi l’ha provata non la sa più dimenticare.

Ultimo seme della stirpe fu La Polock 14bis, invecchiata in botti precedentemente contenenti BRQ Sultana Bretta e prima ancora vino Chardonnay, nella quale risultavano evidenti tanto i sentori selvatici propri del brettanomyces quanto la rotondità della tostatura della botte, ed il fruttato delle uve.

 

Marzo 2016: Mentre anche gli ultimi fusti di tutte le “evoluzioni” si stanno per esaurire, torna prepotente la sete. Una sete cerebrale, ancor prima che fisica – sete di Polock. Così, contemporaneamente, tanto a Limido Comasco, Lombardia, Italia che a Shawinigan, Québec, Canada si realizza una nuova cotta della camaleontica polacca.

Con ricette rivedute e corrette (la versione canadese è stata prodotta con malti di frumento affumicati personalmente dai birrai, come da foto) e la voglia di bagnare nuovamente il becco in quella pozione rinvigorente, è di nuovo l’ora de La Polock… Che a breve rinascerà, di nuovo pronta, per riempire immediatamente i vostri bicchieri e attraversare ancora una volta chissà quali caleidoscopici stadi di metamorfosi.

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