Sharevolution episodio 1. Il blog di Francesca!

La prima settimana a Left Hand – Francesca Guzzetti

Ciao, sono LaFra: qualcuno dice un birraio, qualcun altro una fan del Birrificio Italiano.

Parlando di Sharevolution mi sembra giusto partire condividendo la mia, di evoluzione:

Sono approdata in BI perché niente è più intrigante della scienza dentro un bicchiere di birra.

Sono cresciuta in Bi perché niente è più motivante di sapere che se l’abbiamo fatta buona, possiamo farla meglio.

Sono tuttora in BI perché niente è più appagante di godersi una produzione più di quanto ti godi il suo prodotto.

È un onore (anche se direi piuttosto una figata) essere stata scelta per essere una delle due metà di Sharevolution, lo scambio di birrai attivato tra Birrificio Italiano e Left Hand Brewing Company… In questo blog vi aggiornerò sulle mie avventure in Colorado, sulle mie esperienze, sulla vita quotidiana e su tutto quello che viene fuori da Sharevolution. Sono qua da poco ma garantisco: niente è più fico di spartire passato, presente e futuro con chi, in modi che neanche immagini, cammina dalla tua stessa parte.

E questa non è certo la fine della storia 😉 ! Ma siamo solo al primo post e non voglio appesantirvi troppo, quindi mi limiterò a raccontarvi le mie prime impressioni su Left Hand riassunte in due semplici parole chiave.

# 1 – GRANDI differenze…

Nella mia testa anche la parola “America” è scritta più grande delle altre, quindi me lo aspettavo: Left Hand Brewing Company sarà un birrificio… grande!

E intendo “grande” davvero: qui rispetto al Birrificio Italiano si contano 10 volte i colleghi, 14 volte la produzione annua, serbatoi 8 volte più capienti dei nostri (ho fatto il calcolo: ci sta il mio salotto!). È come essere in una macchina: le operazioni di produzione e i membri del team si muovono continuamente, come un’onda; non si fermano mai, quando il turno di una parte dei birrai finisce, eccone subentrare uno nuovo. Al Birrificio Italiano è mia consuetudine a fine giornata spegnere le luci e dire buonanotte alla birra che riposa nei maturatori… Qui, le cose continuano; come in una grande staffetta. È percepibile anche una maggiore automazione: in Birrificio sono abituata ad un approccio più manuale, fatto di attrezzi e valvole da girare; qui la birra si sposta dal tino di cottura, ai fermentatori, all’imbottigliamento all’abbassarsi di un bottone.

 

#2 – … e PROFONDE Similitudini!

E nonostante i volumi e il livello tecnologico possano lasciare spiazzati, a primo impatto, è immediatissimo riconoscere le verità universali della cultura birraria artigianale a me tanto familiari qui a Left Hand. Oltre le impressioni, i birrai tanto qui che al Birrificio Italiano eseguono gli stessi processi, pur se su scale diverse. Un birrificio (uno vero!), è fatto di… Birrai: persone che amano il loro lavoro, e amano bere ciò che producono. Questo spirito, che respiro ogni giorno, lo ritrovo qui in ogni membro del team; che lavora con entusiasmo ognuno al proprio pezzo del puzzle, parte di qualcosa di più grande. Ecco com’è che attraversi un oceano, approdi in un posto che è grande N volte il tuo posto di lavoro abituale, e ti senti comunque perfettamente a tuo agio… A casa, riconoscendo nell’arco della giornata una serie di personaggi familiari:

  • Il burattinaio dalla sala cottura: quello che dall’alto gestisce la coreografia di quanto di fisico, biochimico e meccanico sta accadendo nei tini; conosce ogni dettaglio e ogni passaggio della produzione e sembra fermo a fissare l’impianto solo se non sai cosa sta riuscendo a fare.
  • Il maratoneta in cantina: perché in un birrificio serio lavorare bene significa soprattutto spendere per ogni lavorazione l’80-90% di tempo e fatica in preparazione prima e pulizia dopo! E (evidentemente ovunque) un birraio tiene in ballo 4 lavorazioni diverse, ai 4 poli della cantina, schizzando come un matto tra una e l’altra.
  • Il wrestler del confezionamento: quello che si alza e sa che dovrà combattere contro l’indole poco collaborativa delle sue macchine. Per lui “a working bottling-line means a boring bottling-day”. Prima di partire raduna la squadra, mani sinistre al centro (la sinistra Fra… Quell’altra… Ok… Ci siamo) e… “one, two, three: LET’S GO KICKING ASS!”

 

Conclusioni

A Longmont ho trovato sorprese e sensazioni familiari insieme, tanto in birrificio che nelle birre che producono. La loro kölsch mi riporta a casa – per il mio mese qui, assolverà alla funzione di allieta-pause e rinfresca-cuori che solitamente appartiene a Tipopils. Ma Left Hand è famosa soprattutto per la sua gamma di stout e porter (noi non ne produciamo… Per ora)… Ottime! L’incontro di malti, le sensazioni vellutate e di cioccolato delle mitiche Black Jack Porter e Milk Stout è qualcosa che voglio senz’altro tenere con me.

 

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